Il mio ultimo esperimento video!
Il mio ultimo esperimento video!
Il 2011 sarà l’anno dei grandi eventi: ho fatto le analisi del sangue senza stramazzare per terra!
…le cose che mi piacciono!
http://www.repubblica.it/static/speciale/2011/referendum/index.html
In televisione danno per l’ennesima volta “The Blues Brothers“, ma mi piace talmente tanto che lo voglio comunque vedre fino alla fine. Ogni 20 minuti però scatta la pubblicità e mi viene da riflettere sul suo funzionamento intrinseco e come ne interagiamo a livello inconscio.
Il volume della pubblicità è sempre più alto di quello del film. I contenuti sono estremamente falsi, montati ed irreali. Mi vengono in mente detersivi smacchianti, creme antirughe, dentifrici sbiancanti e qualsiasi altro prodotto miracoloso, in grado di rosolvere problemi che non ci eravamo mai posti prima.
La cosa che più non capisco è che, al posto di distinguersi, le pubblicità tendono ad assomigliarsi. Ora vanno di moda i prodotti a basso impatto ambientale, le macchine a basse emissioni, il colore verde. Oppure i cibi con pochi grassi, la leggerezza. Tutti puntano a pubblicizzare un prodotto “straordinario” ed essere i migliori, ma senza discostarsi dai canoni tipici. Secondo me la pubblicità può considerarsi straordinaria, quando è del tutto diversa da quello che si è già visto. Che senso ha pubblicizzare un’automobile, dove le uniche cose che cambiano dagli altri spot, sono la marca ed il modello?
L’attenzione dello spettatore poi, è talmente bassa che tutto questo meccanismo diventa quasi inutile. Il potenziale acquirente non ha nè tempo nè voglia di stare a guardare la pubblicità e, quando la guarda non ha le risposte che cerca. Si è attenti al messaggio solo quando si ha una reale necessità di acquistare: una macchina nuova, un detersivo perchè quello vecchio non ci ha soddisfatti. Ma se siamo “a posto”, la pubblicità scivola via, senza che neanche ce ne accorgiamo. E senza che i pubblicitari se ne accorgono.
Perchè allora si continua a farla? Provate a pensare un solo prodotto che, partendo da zero, ha avuto successo tramite la pubblicità televisiva. Discorso a parte può ovviamente essere fatto per il mantenimento di marchi già sul mercato da anni o decenni (vedi Coca Cola). Ma del Gran Soleil, con tutta la pubblicità che hanno fatto, qualcuno ne ha parlato con gli amici? Qualcuno lo mangia? Qualcuno ha visto gli scaffali vuoti vicino alle casse?
Il successo dell’iPad invece, quanto è dovuto alla pubblicità in TV? E quanto è dovuto invece al passaparola di utenti che sono rimasti colpiti dall’innovazione? Pensate a quanti esempi del genere esistono e provate a guardare le pubblicità sotto questa ottica.
Ovviamente si può allargare il discorso della “straordinarietà” anche ad altri campi, ma mi segno di trattarlo più avanti!
Sono qua, in procinto di fare una modifica software per un Cliente, ma non riesco ad iniziare. So che ci vorrà più o meno un’ora a fare il tutto, ma la voglia è attualmente sotto zero.
Tra 5 minuti inizio.
Tra 65 minuti avrò finito.
Ho 5 minuti per pensare agli affari miei. Ho tanti interessi, ma attualmente non riesco a concentrarmi su nulla. Non riesco a mettermi sul pezzo ed approfondire niente. Ho voglia di cazzeggiare, di non avere pensieri, se non dopo averli filtrati e depurati da quelli scomodi.
Mi chiedo come mai la gente è egoista, menefreghista, stronza.Una risposta alla fine me la sono data da solo: se dai 1000 ti ritorna indietro forse 1. Gli altri 999 non ridanno indietro nulla. La gente quindi dà poco e prende molto. Mi sa che devo adeguarmi, anche perchè chi me lo fa fare? Al momento del bisogno, di situazioni più o meno gravi, i vecchi amici spariscono e quelli nuovi devono passare una selezione abbastanza dura per essere considerati tali.
Tra 2 minuti inizio.
Io non cerco più nessuno, vado fuori a cena solo con le persone che mi invitano, non regalo più niente di me, se non a veri amici e parenti stretti.
Ora inizio. Ci vediamo tra 60 minuti.
Il know-how, in ambito aziendale, è composto dal prodotto/servizio proprio di quell’azienda e l’insieme delle conoscenze acquisite per creare quel determinato prodotto o per definire l’erogazione ottimale di quel servizio.
Come fare quindi a sviluppare e valorizzare il know-how, la conoscenza, in ambito aziendale? Possiamo iniziare come spunto, ad analizzare quattro macro-ambiti.
1. Determinare i Punti di forza
2. Essere consapevoli delle proprie debolezze
3. Cogliere le opportunità
4. Fare attenzione alle minacce
Uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo, all’innovazione ed alla continua crescita del know-how, è forse il non essere troppo disposti ad uscire dalla propria zona di comfort.
Ma è proprio quando si trova a disagio che l’essere umano si ingegna per “sopravvivere e migliorarsi”!
Bello suonare per strada! Ti da soddisfazioni che il palco non ti potrà mai dare.
Nella mia modesta esperienza (avrò suonato qualche decina di volte tra i portici di Modena, Reggio Emilia ed altre città), ho imparato alcune cose che il sito The Buskers Handbook ha riassunto perfettamente e che vi riporto qua in italiano:
Buon divertimento con il vostro strumento tra la gente!
Da Wikipedia:
”La conoscenza è la consapevolezza e la comprensione di fatti, verità o informazioni ottenuti attraverso l’esperienza o l’apprendimento.
La conoscenza non è solo la capacità di apprendere (conoscenza proposizionale), ma è anche la capacità di intraprendere una certa azione oppure, a seconda delle esigenze, di non intraprenderla (conoscenza procedurale).”
In Azienda, così come nella vita personale, la conoscenza è importante. In ambito informatico questa si può tradurre in software Open Source ed ottima documentazione scritta.
Open source è un termine che di solito spaventa chi fa business: perchè un’Azienda dovrebbe mettere a disposizione di altri, qualcosa che ha svilluppato dedicandogli tempo, risorse e denaro? La risposta è semplice: il committente della soluzione informatica deve avere possibilità di alternative e non può legarsi a soluzioni chiuse, spesso non compatibili con altri sistemi e non aggiornate di pari passo con l’evoluzione tecnologica.
L’esperienza mi ha insegnato che, quasi ogni giorno, un software deve essere adattato alla singola realtà Aziendale. Per questo credo che l’informatica sia un servizio, non un prodotto. E come tale deve essere trattata.
Facendo un ulteriore passo, l’informatica dovrebbe essere considerata come un servizio personalizzato: procedure, flussi di lavoro, elaborazioni di dati devono adattarsi all’Azienda e non viceversa. Di conseguenza l’Azienda dovrebbe pretendere che queste soluzioni siano tecnicamente fruibili e che siano Open Source, poichè legate strettamente ad essa.
Per sviluppare una buona soluzione Open Source, l’informatico coinvolto dovrebbe conoscere ottimamente le potenzialità dei propri strumenti ed utilizzarli al meglio per proporre e creare sistemi e procedure, atti a guidare le persone nelle loro attività quotidiane.
La mia idea di software prevede essenzialmente la compatibilità multipiattaforma, la fruibilità da dispositivi di diversa natura (pc, cellulari, palmari, tablet, ecc…) e della documentazione chiara, precisa ed aggiornata. Chiaramente ogni situazione vive di vita propria e questo pensiero può essere adattabile di volta in volta, ma se un sistema è realizzato bene dall’inizio, sicuramente espanderlo per raggiungere questi tre punti, non sarà un obbiettivo difficile.